Una pianta alta fino a
4 metri e simile alla canna da zucchero potrebbe
rivelarsi un ottimo combustibile alternativo. Secondo
Stephen P. Long, dell’Università dell’Illinois, la
Miscanthus x giganteus presenta un’ottima
resa energetica quando è bruciata, superiore a quella
ottenibile da altri combustibili naturali come il
biodiesel e l’etanolo. Inoltre, la combustione di
questo vegetale immette nell’atmosfera una quantità
di anidride carbonica pari a quella assorbita durante
la sua crescita, e quindi il suo utilizzo per
produrre energia avrebbe un effetto pressoché nullo
sull’effetto serra. Secondo i ricercatori, se fosse
coltivata nel 10% dei campi dell’Illinois, questa
pianta potrebbe fornire il 50% dell’energia totale
consumata nello Stato americano.
Una varietà di
batteri, nutrendosi di ammoniaca, la converte in
azoto, producendo idrazina, ossia carburante per i
razzi. Questi microrganismi, chiamati Brocadia
anammoxidans, possono essere utilizzati per depurare
con costi minori degli attuali gli scarichi
industriali, secondo un articolo pubblicato da
“Nature”. Il metabolismo di questi batteri chiarisce
anche perché sulla nostra Terra è presente poca
ammoniaca: un mistero biologico di cui si discuteva
da oltre 40 anni.
L’antonomo del cotone,
l’insetto parassita delle omonime piante, è stato
battuto dall’ingegneria genetica. Uno studio
effettuato dall’Università dell’Arizona, sotto la
direzione di Bruce E. Tabashnik, ha verificato come i
contadini che utilizzano la varietà Ogm Bt cotton, un
cotone programmato per produrre una tossina naturale,
usano molti meno pesticidi che in passato. Inoltre, a
otto anni dall’inizio delle coltivazioni del Bt
cotton, gli insetti non sembrano avere sviluppato
alcuna resistenza specifica a tale tossina.
Al Motor show di
Tokyo, Honda ha presentato una nuova concept car
funzionante a idrogeno. Il veicolo, chiamato FCX-V,
sviluppa una potenza complessiva di 100 KW ed è
dotato di tre motori. Il serbatoio da 5 Kg di
idrogeno compresso a 350 atmosfere garantisce
un’autonomia di 560 Km. Il modello è accompagnato da
una stazione casalinga di produzione di idrogeno
(Home energy station-hes) che, utilizzando il gas
domestico, riesce a ricavare il carburante necessario
alla vettura producendo contemporaneamente
elettricità e acqua calda.
Il buco dell’ozono sopra l’Antartide è cresciuto rispetto al 2004, ma resta più piccolo rispetto al 2003, quando raggiunse i 29 milioni di chilometri quadrati. Lo ha reso noto l’Organizzazione mondiale per la meteorologia. Ogni inverno ci sono grandi riduzioni dello strato di ozono – che filtra i raggi ultravioletti che possono provocare il tumore della pelle – e che si trova a circa 15-30 chilometri sopra la terra. La riduzione avviene specialmente nelle regioni polari, poiché le basse temperature permettono la formazione di nuvole stratosferiche che aiutano le reazioni chimiche che distruggono l’ozono.
Nella prima fiera dedicata agli investimenti nell’Asia Nordorientale è stato presentato un prodotto estremamente innovativo: si tratta di capi d’abbigliamento confezionati con tessuti ricavati dal mais.
Il procedimento è stato messo a punto dal gruppo Dacheng Helin, nella provincia cinese del Jilin – caratterizzata appunto da una grande produzione del mais – ed è basato, appunto, sulla fermentazione delle piante di mais. Con l’alcol così ottenuto si produce un poliestere naturale, che viene poi lavorato in modo da ricavarne fibre e quindi tessuti. Il vantaggio principale, rispetto al poliestere ricavato dai prodotti petroliferi, è il ridotto impatto ambientale. Ma, assicurano i produttori cinesi, la stoffa di mais è anche piacevole da indossare, non si deforma facilmente, non produce elettricità statica ed è molto economica. Ora che la tecnologia è stata messa a punto, il gruppo Dacheng Helin, la sola impresa al mondo a detenere il brevetto, si dice in grado di avviare la produzione di tessuti su vasta scala.