Come associazione siamo sempre presenti sulle questioni e i problemi per dare il nostro piccolo contributo al miglioramento del sistema.
Riportiamo il testo in sintesi, delle proposte di Lega Ambiente al nuovo governo Prodi, condividendone il contenuto.
Esce malconcio l’ambiente Italia da cinque anni di “cura Berlusconi”. Per le scelte fatte: il condono edilizio, la messa in vendita dei beni storici e ambientali, la legge delega che ha cancellato leggi preziose come quelle sui rifiuti e sulle acque. Forse ancora di più per le scelte non fatte: nulla per rendere più moderni e meno inquinanti i trasporti e i sistemi energetici, nulla per promuovere quella “soft economy” che è la via maestra di uno sviluppo sostenibile.
Per sintetizzare questa fase di stallo e di involuzione bastano pochi numeri tra le centinaia che compaiono nel set di indicatori statistici di Ambiente Italia 2006, il Rapporto di Legambiente curato dall’Istituto Ambiente Italia. Eccone tre molto eloquenti: l’Italia presenta un rapporto tra consumi energetici e Pil, misura dell’efficienza energetica, superiore alla media europea; siamo sopra del 20% rispetto ai nostri obiettivi di riduzione dei gas serra scritti nel Protocollo di Kyoto; dopo una fase di stasi l’abusivismo edilizio ha ripreso a galoppare, spinto dalla sanatoria generalizzata di tre anni fa.
Ambiente Italia 2006 non si limita a tracciare un bilancio approfondito, prova anche a guardare al futuro. Consegna idealmente al nuovo Governo un “promemoria” di scelte concrete e subito “cantierabili” con cui combattere il declino nel segno dell’ambiente.
Dieci proposte al nuovo Governo
L’Italia deve cambiare rotta per dare nuovo slancio alle politiche ambientali e integrarle nelle strategie per combattere il declino e trovare la via di uno sviluppo forte e pulito. In tale prospettiva, Legambiente chiede alla maggioranza di centrosinistra uscita dal voto del 9 e 10 aprile e al prossimo Governo Prodi di impegnarsi concretamente sui seguenti punti.
1. Ridurre le emissioni e sviluppare le fonti rinnovabili
Fonti rinnovabili, efficienza e mobilità sostenibile sono i tre tasselli decisivi per ridurre la nostra dipendenza dal petrolio, sempre più dannosa per l’ambiente e sempre più costosa per imprese e famiglie. Solo così l’Italia potrà avvicinare gli obiettivi previsti dal Protocollo di Kyoto, e avviare una vera modernizzazione dei sistemi di produzione e consumo di energia. Serve un programma d’incentivi che spinga la diffusione del solare, dell’eolico e delle altre fonti a emissioni zero. Il modello da prendere a riferimento è il “conto energia” adottato in Germania e Spagna, che fissa tariffe minime, remunerative del costo di produzione del kilowattora ma non del costo degli impianti, per l’acquisto dell’energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili. Questo meccanismo dà un quadro di certezza ai potenziali investitori interessati a produrre elettricità e calore puliti da immettere in rete, e si è rivelato assai più efficiente e dinamico dei nostri CIP6 con cui si sono sperperati 30 miliardi di euro per finanziare quasi soltanto finte fonti rinnovabili. Con il “conto energia”, coloro che installano un tetto fotovoltaico o un impianto eolico, oppure un’azienda che realizza un piccolo impianto per biomasse o mini-idroelettrico, possono valutare con sicurezza quanto riceveranno per l’energia ceduta alla rete. Inoltre questo è un sistema che permette di differenziare tariffe e tempi di rientro non solo tra le fonti ma anche secondo obiettivi ambientali e di efficienza che riguardano gli impianti
2. Efficienza energetica, solare, edilizia, gas
Di pari passo deve partire una politica dal lato della domanda, per frenare l’aumento dei consumi energetici con un vasto programma di risparmio energetico e di efficienza nella produzione e nella gestione. Le priorità sono: una legge che, sull’esempio della Spagna, imponga una quota minima di solare termico su tutti i nuovi edifici ad uso residenziale, terziario e industriale; l’applicazione effettiva delle nuove normative sulla certificazione di efficienza energetica degli edifici; un programma di sostegno all’innovazione tecnologica nell’edilizia e alle tecnologie energetiche di generazione diffusa. Infine, per uscire dal petrolio occorre puntare sul gas come via di transizione, in particolare renderne meno rigido l’approvvigionamento con impianti di rigassificazione lungo la costa.
3. Riformare la legge Delega e la legge Obiettivo
La legge Delega in materia ambientale, oltre a presentare evidenti caratteri di incostituzionalità, ha segnato uno stravolgimento inaccettabile di principi elementari in materia di tutela e gestione ambientale. Il nostro auspicio è che la Corte Costituzionale ne bocci l’impianto accogliendo i ricorsi di quasi tutte le Regioni italiane; in ogni caso il nuovo governo deve impegnarsi per ristabilire le indicazioni contenute in leggi come la 183/1989 in materia di difesa del suolo, il decreto Ronchi (22/1997) in materia di rifiuti, la legge Galli 152/1998 in materia di acque, e semplificare e rendere coerente il quadro normativo recependo a pieno i principi ispiratori della più avanzata legislazione comunitaria (“chi inquina paga”, responsabilità estesa, precauzione, partecipazione responsabile). Un’altra pessima eredità del Governo Berlusconi è la legge Obiettivo sulle grandi opere, che per oltre 200 infrastrutture ha cancellato ogni procedura di valutazione ambientale e di concertazione con enti e comunità locali, fuori da ogni definizione di indirizzi e priorità di merito. Due allora gli obiettivi più urgenti: indicare le direzioni in cui rendere più efficiente la nostra rete infrastrutturale, affrontando prima il potenziamento del trasporto a cominciare dagli ambiti metropolitani e locali (dove oggi si svolge l’80% degli spostamenti); varare nuove norme che garantiscano una spedita ma rigorosa valutazione d’impatto ambientale dei progetti e renderne partecipi le comunità locali.
4. Combattere le ecomafie
È necessario inserire nel Codice penale i delitti contro l’ambiente con sanzioni adeguate alla gravità dei crimini commessi, e riformare le procedura in materia di repressione degli abusi edilizi, riducendo i tempi delle ingiunzioni e degli interventi di demolizione e reperendo risorse per le operazioni di abbattimento e ripristino realizzati dai Comuni e dai Prefetti. I numeri delle ecomafie sono infatti quelli di una vera e propria holding criminalecon un giro d’affari di almeno 2,5 miliardi di euro all’anno. Il terzo condono edilizio, il più ampio e generalizzato di sempre, ha legalizzato piccoli e grandi “ecomostri” costruiti sulle sponde dei fiumi, in zone demaniali costiere, in aree protette; in questo modo è stato dato un ulteriore, formidabile impulso all’abusivismo, rafforzando la convinzione di impunità di chi opera nel ciclo illegale del cemento. Rendere più incisive le norme, rafforzare gli strumenti a disposizione delle forze dell’ordine e mettere in campo strumenti di recupero ambientale delle aree coinvolte, sono una condizione imprescindibile per combattere le ecomafie e promuovere la cultura della legalità.
5. Trasporto merci ferroviario e mobilità urbana, un rilancio
La mobilità urbana ha bisogno di grandi investimenti nelle infrastrutture del trasporto collettivo, nella mobilità ciclabile e di adottare disincentivi più forti alla mobilità privata (il road-pricing). Per la mobilità delle merci occorre individuare corridoi prioritari dove garantire un servizio giornaliero con treni moderni e velocità medie competitive, e nodi organizzati alla movimentazione delle merci. Solo così si può rendere competitivo il trasporto ferroviario merci in direzione Nord-Sud, tra i principali porti italiani con gli interporti dei nodi urbani più importanti, ovvero dove esiste una forte domanda di trasporto merci che oggi utilizza l’autotrasporto. Nei corridoi prioritari selezionati (Genova-Novara, Livorno-Padova, Ancona-Milano, Gioia Tauro-Napoli, Taranto-Verona) si può migliorare l’utilizzo delle linee esistenti, la continuità del servizio e garantire velocità medie competitive e una efficiente gestione delle merci nei nodi. Inoltre occorre mettere a gara il trasporto ferroviario merci lungo le tratte, per aumentare l’offerta di treni organizzati sulla rete e la presenza di operatori nel settore ferroviario, legando gli investimenti nel settore alla capacità di realizzare risultati sui corridoi individuati in termini di più treni ogni giorno a orari cadenzati. Questa direzione permette di riorganizzare la distribuzione dei container tra navi, treni e autotrasporto. Un programma di rilancio del trasporto merci ferroviario che punti su alcuni interventi prioritari appare indispensabile visto lo squilibrio nei confronti della gomma – il 90% del trasporto merci – e lo stato di crisi della ferrovia che ogni anno perde terreno sia rispetto alla gomma sia in valori assoluti. Il suo rilancio ha un ruolo strategico nel trasporto intermodale in Italia, perché un efficiente sistema merci ferroviario su medie-lunghe distanze rappresenta un tassello indispensabile di una integrazione efficace tra i nodi del sistemi logistico. In questa prospettiva non è di certo una priorità strategica la nuova costosissima linea TAV Torino-Lione, che correrebbe parallela alla linea “storica” oggi sottoutilizzata.
6. Rafforzare l’Italia di qualità
C’è bisogno di una politica che valorizzi e metta a sistema lo straordinario patrimonio italiano di beni culturali e ambientali, di tradizioni e abilità manifatturiere, di saperi e convivialità, che ha un punto di forza nei 5.868 comuni con meno di 5 mila abitanti. La direzione è quella di un sistema integrato di finanziamenti, incentivi, defiscalizzazioni e semplificazioni burocratico-amministrative per mettere questi territori in grado di rendere visibili le proprie risorse, connetterli con le più moderne tecnologie telematiche, dotarli di servizi di qualità, certificare le filiere agroalimentari di qualità. In particolare i piccoli comuni possono svolgere un ruolo importante nel qualificare e rilanciare una parte consistente dell’offerta turistica nazionale e dare un nuovo slancio all’agricoltura di qualità. Ma queste dinamiche positive e queste potenzialità non riguardano solo settori ritenuti “tradizionali” come quelli dell’agroalimentare e del turismo, ma anche il manifatturiero più avanzato che è il retroterra del “made in Italy”.
7. Bonificare i siti inquinati
Occorre restituire sicurezza ai principali siti contaminati del nostro paese con un programma trasparente di intervento che coinvolga almeno i siti individuati nel Programma nazionale di bonifica del 1998 (petrolchimico di Porto Marghera, acciaierie di Taranto, siti produttivi dismessi di Manfredonia, Acna di Cengio, impianti ancora in attività di Augusta-Priolo-Melilli e Brindisi, aree inquinate dallo smaltimento illegale di rifiuti speciali come il litorale domitio-flegreo). Per voltare pagina servono una maggiore trasparenza, l’adozione di modifiche normative, l’istituzione del fondo nazionale per i siti orfani, il finanziamento di altre indagini epidemiologiche e un approccio diverso da parte delle imprese. Così si creerebbero nuove professionalità e posti di lavoro, si potenzierebbe il sistema dei controlli ambientali e si risanerebbero decine di migliaia di ettari di suoli da riutilizzare. In questi anni molti studi hanno confermato il nesso causale che corre tra l’inquinamento, le lavorazioni industriali e le conseguenze sanitarie sulle popolazioni circostanti o sui lavoratori più esposti, ma l’azione di bonifica è rimasta al palo: sono ancora attivi impianti molto inquinanti, come quelli a cloro-soda con celle al mercurio di cui si chiede da almeno vent’anni la riconversione alla più sostenibile tecnologia a membrana, e soprattutto non si è ancora concretizzato lo scenario virtuoso di un’Italia risanata dall’inquinamento industriale che sembrava vicino con il varo del Programma nazionale.
8. Rafforzare e mettere in rete il patrimonio naturalistico
Bisogna rilanciare la sfida della protezione della natura come occasione, anche, di crescita e di sviluppo dell’intero paese. Un primo passo è dare finalmente un’“anima” alla Rete Natura 2000, circa 5 milioni di ettari di territorio (tutte le aree SIC e ZPS) che rappresentano le aree naturalisticamente più pregiate del nostro paese. Questo sistema va inserito nella rete delle aree protette e valorizzato come avamposto di sviluppo sostenibile. Altrettanto importante è puntare sulla qualità del patrimonio forestale. L’Italia può vantare un patrimonio di boschi e foreste di oltre 10 milioni di ettari: si tratta di rilanciare una cultura forestale che abbia come obiettivo un aumento della qualità ambientale dei nostri boschi e un presidio delle aree marginali del paese (strategico soprattutto dal punto di vista dell’assetto idrogeologico) che si traduca anche in occasione di reddito per le popolazioni locali. In particolare, occorre favorire l’uso delle biomasse per produrre energia pulita e promuovere la certificazione forestale, utile anche per gli obiettivi di Kyoto.
9. Fermare il dissesto idrogeologico
Bastano pochi dati per capire che in Italia la questione del rischio idrogeologico e il degrado dei corsi d’acqua sono problemi prioritari. Nel decennio 1991-2001 si sono verificati più di 13 mila eventi tra frane e alluvioni, di cui 12 mila frane e oltre mille piene. Soltanto i principali eventi alluvionali dal 1993 hanno causato 343 vittime, con danni economici per più di 10 miliardi di euro. Sono sufficienti piogge non eccezionali per causare lo straripamento dei corsi d’acqua, e ciò a causa di decenni di interventi dissennati di regimazione e artificializzazione. Per invertire questo degrado occorre estendere la pianificazione di bacino e la concertazione tecnica-istituzionale tra Stato e Regioni, attuare seri e radicali interventi di delocalizzazione degli edifici e delle attività presenti nelle aree a rischio, avviare interventi di rinaturalizzazione per ridurre l’energia della corrente e permettere una esondazione diffusa ma controllata.
10. Investire nella ricerca e nell’innovazione per l’ambiente
Si deve favorire la ricerca in campo ambientale e l’innovazione tecnologica di processo e di prodotto orientata a rendere più sostenibili produzioni e consumi. La qualità ambientale deve essere uno degli obiettivi delle politiche di sostegno alla ricerca e sviluppo e di sostegno all’industria. In particolare è necessario incentivare i prodotti e i servizi “ad alto valore aggiunto ecologico”, cominciando dagli acquisti delle pubbliche amministrazioni.
Il provvedimento ufficializza l’elenco dei rifiuti che possono accedere ai certificati verdi, gli incentivi riservati dalla legge 79/99 alle fonti energetiche rinnovabili. Il Dm dà attuazione all’articolo 17, comma 3, del decreto legislativo 287/03, il cosiddetto decreto biomasse, che a sua volta, ha recepito la direttiva 2001/77/ Ce sulla promozione dell’energia elettrica prodotta da fonti energetiche rinnovabili nel mercato interno dell’elettricità.
Il provvedimento era atteso da due anni e prescinde dal nuovo Testo unico ambientale (Dlgs 152/06). Infatti, eventuali modifiche al Codice non incideranno sul nuovo assetto legislativo, fondamentale per implementare una politica energetica che provi a rendersi più indipendente dalle fonti tradizionali. In questo assetto, l’assimilabilità deriva dalla natura delle frazioni contenute nei rifiuti, che possono essere di origine biogenica o fossile.
La direttiva 2001/77/Ce assimila alle biomasse anche la parte biodegradabile dei rifiuti industriali e urbani, riconoscendo così ai rifiuti un grado di rinnovabilità specifico per ogni tipologia, in funzione dell’origine delle varie frazioni presenti. Nel Dm del 5 maggio 2006, l’apposizione della lettera “B” a una tippologia di rifiuto, lo qualifica come interamente a base di biomassa, quindi fruibile integralmente a fini energetici.
I rifiuti indicati nel nuovo Dm si aggiungono ai rifiuti già previsti dall’articolo 17, comma 1, del Dlgs 387/03. Si tratta cioè, dei rifiuti, compresa la frazione non biodegradabile, e dei combustibili da rifiuti previsti dal Dm 5 febbraio 1998. Il rifiuto di cui alle norme tecniche Uni 9903-1 (cosiddetto Cdr di qualità) è invece fonte rinnovabile solo in misura proporzionale alla frazione biodegradabile in esso contenuta.
I gestori di impianti che producono energia elettrica che impiegano, in tutto o in parte, i rifiuti e che vogliono i certificati verdi, devono presentare richiesta al Gestore della rete di trasmissione nazionale (Grtn). L’accesso ai certificati, comunque, segue una doppia via, in base alla presenza del rifiuto nell’allegato 1A, in questo caso l’accesso è diretto, o nell’allegato 1B e in questo caso l’accesso è mediato da un accordo di programma. L’articolo 267, comma 4, lettera d) del Dlgs 152/2006, eleva la durata dei certificati verdi da otto a dodici anni.
Inoltre, gli impianti di produzione di energia elettrica alimentati dai rifiuti individuati dal nuovo Dm devono ottenere un’autorizzazione regionale che costituisce titolo per costruire e per esercitare l’impianto e deve essere concessa entro 180 giorni dalla domanda.
Infine, i soggetti che effettuano recupero di energia e di materia dai rifiuti, devono trasmettere entro il 31 maggio 2007, e poi entro il 30 giugno di ogni anno, all’Apat e alle Regioni i dati relativi all’anno precedente sulle quantità e sulle tipologie di rifiuti prodotti e i dati devono essere disaggregati su base regionale.
Comunicato: Ministero dell'Ambiente e della tutela del territorio. Proroga del termine fissato per la restituzione delle quote CO2 da parte dei gestori degli impianti regolati dalla direttiva 2003/87/CE.
http://www.ambientediritto.it/Legislazione/INQUINAMENTO/2006/comminamb_gu118.htm
ACQUA / APPALTI
Decreto 2 maggio 2006: Ministero dell' Ambiente e della Tutela del Territorio. Disciplina delle modalita' e dei termini di aggiudicazione della gestione del Servizio idrico integrato, ai sensi dell'articolo 150, comma 2, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152.
http://www.ambientediritto.it/Legislazione/ACQUA/2006/dm_2mag2006_serv_idr_int.htm
RIFIUTI
Decreto 2 maggio 2006: Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio. Istituzione dell'elenco dei rifiuti, in conformità all'articolo 1, comma 1, lettera A), della direttiva 75/442/CE ed all'articolo 1, paragrafo 4, della direttiva 91/689/CE, di cui alla decisione della Commissione 2000/532/CE del 3 maggio 2000.
http://www.ambientediritto.it/Legislazione/Rifiuti/2006/dm_2mag2006_cer.htm
Decreto 2 maggio 2006: Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio. Gestione delle entrate derivante dall'Albo dei gestori di rifiuti, ai sensi dell'articolo 212, comma 16, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152.
http://www.ambientediritto.it/Legislazione/Rifiuti/2006/dm_2mag2006_entrate_albo.htm
Decreto 5 aprile 2006, n.186: Ministero dell'Ambiente e della tutela del territorio. Regolamento recante modifiche al decreto ministeriale 5 febbraio 1998 «Individuazione dei rifiuti non pericolosi sottoposti alle procedure semplificate di recupero, ai sensi degli articoli 31 e 33 del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22».
http://www.ambientediritto.it/Legislazione/Rifiuti/2006/dm_5aprile2006.htm
IL CONSORZIO
POLIECO HA DEPOSITATO IN DATA 29 MAGGIO 2006, PRESSO
IL TAR DEL LAZIO, IL RICORSO PER ANNULLAMENTO DEL
D.M.“INDIVIDUAZIONE DELLE TIPOLOGIE DI BENI IN
POLIETILENE”, ATTUATIVO DELL’ART. 234 DEL D. LGS. 3
APRILE 2006, N.152

Come ampiamente riportato nei mesi scorsi dalla
stampa, l’iter seguito per la definizione e
promulgazione del D.Lgs. n.152 “Norme in materia
ambientale”, il cosiddetto Testo unico dell’Ambiente,
ha provocato tante polemiche e sollevato aperte
opposizioni, tant’è che alcune Regioni (Calabria,
Emilia-Romagna, Toscana) stanno predisponendo le
procedure per vedere dichiarata l’incostituzionalità
di alcune norme. Di certo, però, il pressappochismo e
la frettolosità con cui il Ministro dell’Ambiente e
della Tutela del Territorio, di concerto con gli
altri Ministri interessati ha approvato i 18 decreti
negli ultimi giorni di vita del passato Governo,
meritano di essere segnalati. In particolare, quello
relativo a “Individuazione delle tipologie di beni in
polietilene”, attuativo dell’art. 234 del D. Lgs. 3
aprile 2006, n.152, coinvolge direttamente il
Consorzio PolieCo (Consorzio per il riciclaggio dei
rifiuti di beni in Polietilene) e i suoi associati,
definendo una piccola quantità di tipi ma non di
“tipologie” di beni in polietilene che non solo non
ha validità sul piano tecnico-merceologico, ma così
anche rischiando di svincolare da qualsiasi sistema
regolatorio rifiuti di sicuro impatto ambientale.
Stante i notevoli danni per la salvaguardia
dell’ambiente e per la tutela della salute dei
cittadini che tale intempestiva norma potrebbe
provocare, anche per la confusione ingenerata tra i
soggetti obbligati ad aderire al Consorzio, che
potrebbero essere erroneamente indotti a ritenersi
liberi dall’obbligo di adesione e di pagamento del
relativo contributo ambientale, PolieCo comunica di
aver depositato in data 29 maggio 2006, presso il TAR
del Lazio, il ricorso per annullamento, previa
sospensiva, del succitato Decreto.
Nel ricorso, oltre a rammentare il quadro normativo
di riferimento dell’istituzione del Consorzio PolieCo
e della sua obbligatorietà per le imprese e soggetti
operanti nel settore del polietilene, vengono
individuate ed ampiamente discusse le parti che
giuridicamente avvalorano la richiesta di
dichiarazione di illegittimità ed annullamento
avanzate.
Tra i principali vizi messi in risalto dal ricorso ci
sono:
- violazione di principio comunitario (chi inquina
paga) circa la possibilità, prevista dal decreto, che
la partecipazione di consorzi di riciclaggio dei
rifiuti di beni in polietilene avvenga anche
“mediante le rispettive associazioni nazionali di
categoria” che, non avendo personalità giuridica, non
potranno essere sanzionate in ossequio al principio
della responsabilità personale vanificando
contraddittoriamente lo stesso sistema sanzionatorio
delineato nella parte IV del D. Lgs. 152/2006,
previsto per il singolo soggetto inadempiente;
- falsa applicazione dell’art. 234 del D. Lgs. 152
per mancata individuazione delle “tipologie” di beni
in polietilene ed immotivata esclusione di altri;
- contrariamente a quanto previsto dall’art. 265 del
D.Lgs. 152 sussiste una soluzione di continuità tra
la preesistente normativa e quella che dovrà essere
adottata;
- palese contrasto tra l’elenco dei rifiuti del
codice europeo CER che rientrano tra quelli di
competenza PolieCo e l’elenco del decreto
ministeriale dove molti di tali beni in polietilene
risultano assenti;
- contrasto con la Costituzione (art.81) che prevede
la copertura finanziaria per far fronte alle minori
entrate a seguito della riduzione dei beni in
polietilene non considerati al contributo ambientale
Ad ogni buon fine PolieCo informa i suoi associati
che per lo svolgimento delle attività di recupero e
riciclaggio di beni in polietilene, cui il Consorzio
è istituzionalmente preposto, restano in vigore le
finalità e i regolamenti così come espressamente
contenuti nello Statuto del Consorzio stesso,
dispiegando appieno la loro efficacia sia per tutti i
rifiuti di beni in polietilene (salvo le ormai note
esclusioni), compresi anche i materiali e le
tubazioni in polietilene destinati all’edilizia, alle
fognature ed al trasporto di gas e acque.
Nello stesso tempo restano ugualmente validi gli
obblighi riguardanti l’iscrizione e quelli relativi
al contributo; oneri da versarsi al Consorzio, previa
dichiarazione periodica per il primo semestre
2006, entro e non oltre
il prossimo 15 luglio.
Va da sé che il recesso non può avvenire e, ammesso e
non concesso che in futuro esso abbia una disciplina,
a tutt’oggi non è comunque disciplinato.
15-16/06/2006
Seminario:"La strategia di Goteborg nella programmazione 2007-2013"
Roma
http://www.arpacampania.it/dett_evento.asp?id=418
15/06/2006
Convegno:"La valutazione socio-ambientale delle PMI da parte di Banche e Istituti di Assicurazioni"
Milano, presso la sede di Federchimica
http://www.arpacampania.it/files/eventi/06-05-17_Brochure_Rating.pdf
20/06/2006
Convegno: "Le nuove regole del codice ambiente per V.I.A., V.A.S. e Autorizzazioni Ambientali"
Milano, Hotel Michelangelo
http://www.arpacampania.it/files/eventi/BrochureDAMBI[1].pdf
21-22/06/2006
Convegno:"Primo esame del nuovo codice ambientale"
Milano
http://www.arpacampania.it/files/eventi/21.06.06%20NUOVO%20CODICE%20AMBIENTALE.pdf
IL GRUPPO SCIENTIFICO ITALIANO STUDI E RICERCHE
organizza a Milano
venerdì 30 giugno 2006
Tutela delle acque dall'inquinamento e gestione delle risorse idriche alla luce del nuovo d.lgs 3 aprile 2006, n. 152 "Norme in materia ambientale"
Istituto Milanese Martinitt, via Pitteri 56, Milano
http://www.gsisr.org/ambiente/TU_acque_06.htm
martedì 4 luglio 2006
Bonifica di terreni contaminati da idrocarburi. Modalità di gestione e tecniche d'intervento.
Istituto Milanese Martinitt, via Pitteri 56, Milano
http://www.gsisr.org/ambiente/bonifica_idrocarburi_terreni_06.htm
mercoledì 5 luglio 2006
Bonifica di acque contaminate da idrocarburi. Modalità di gestione e tecniche d'intervento
Istituto Milanese Martinitt, via Pitteri 56, Milano
http://www.gsisr.org/ambiente/bonifica_idrocarburi_acque_06.htm
E' possibile accedere ai programmi delle singole Giornate di Studio (e alle modalità d'iscrizione) cliccando direttamente sui links sopra riportati.
Ulteriori informazioni (come raggiungere la sede congressuale, hotel nelle vicinanze)
sono disponibili sul sito www.gsisr.org
ECOLOGIA, CULTURA, COMUNICAZIONE
Corso EuroMediterraneo
di Giornalismo Ambientale Laura Conti - VIª edizione
Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano 2 ottobre - 2 dicembre 2006
Dal 2 ottobre riparte l’avventura. Nel suo genere l’unica in Italia. Infatti, La Nuova Ecologia, grazie al partenariato con la Fondazione Alario per Elea - Velia, il Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano, e l'Assessorato alle Politiche Ambientali della Provincia di Salerno e l’Info-Map dell’Unep, organizza ad Ascea Marina, Stio e Sala Consilina (Sa), la VIª edizione del Corso EuroMediterraneo di Giornalismo Ambientale Laura Conti. Il corso, dedicato a una delle figure più significative nel panorama della divulgazione scientifico-ambientale del nostro Paese, è tenuto da docenti universitari e giornalisti specializzati. E’ rivolto a giornalisti professionisti e pubblicisti, interessati ad approfondire le loro conoscenze in materia, ma è aperto anche a laureati o diplomati interessati alle conoscenze di base e alle tecniche dell’informazione ambientale. Per l’edizione 2006 sarà formata una classe di 30 elementi, tra italiani e studenti stranieri, provenienti da paesi dell'area del Mediterraneo.
L'iniziativa ha ricevuto il patrocinio della Regione Campania, della Federazione Italiana Parchi e Riserve Naturali, di Legambiente e della Comunità Montana del Lambro e Mingardo.
LA STRUTTURA DEL CORSO Il programma di 9 settimane approfondirà aspetti scientifico-naturalistici (dai principi generali di ecologia all’effetto serra), normativi (la legislazione ambientale) e di comunicazione giornalistica, per un totale di 300 ore di lezione tra teoria e pratica. Sono previste borse di studio. Sono in programma visite guidate nel Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano e alcuni incontri per la degustazione di prodotti tipici. Il percorso formativo si concluderà con un Workshop, in collaborazione con tv, radio e stampa locale, per la produzione di servizi sulle valenze naturali e sociali, le risorse, i problemi e le opportunità di sviluppo dell’area. Le lezioni si terranno dal lunedì al venerdì, dalle 9,30 alle 12,30 e dalle 15,00 alle 18,00. Dalla seconda settimana ogni studente lavorerà all’interno del laboratorio redazionale, redigendo articoli finalizzati anche alla pubblicazione di uno speciale de La Nuova Ecologia. Al termine, ogni studente riceverà un attestato di frequenza e di valutazione, e un cd con le dispense e i materiali dei singoli docenti. Dopo la fine del corso è possibile partecipare a stage presso testate giornalistiche e uffici stampa.
LE DOMANDE, corredate di curriculum, dovranno pervenire entro il 20 luglio presso la Segreteria del Corso EuroMediterraneo di Giornalismo Ambientale Laura Conti, via e-mail: formazione@lanuovaecologia.it via fax al numero 06.45430943, o per posta all’indirizzo: via Maria Adelaide, 8 - 00196 Roma. Gli studenti interessati alle borse di studio dovranno inoltre inviare un’autocertificazione che attesti il reddito personale (o familiare) e la composizione del nucleo familiare.
Per informazioni
Editoriale La Nuova Ecologia Via Maria Adelaide, 8 00196 Roma tel 06-45430942 fax 06-45430943
http://acquistiverdi.it/news/656
http://acquistiverdi.it/news/664
http://acquistiverdi.it/news/652
http://acquistiverdi.it/news/675
Rapporto energia
e ambiente 2005
ENEA,
Unità di Agenzia per lo Sviluppo Sostenibile —
Advisor
2 volumi + Compendio, gennaio 2006

Con il Rapporto Energia e Ambiente 2005 l'ENEA
continua il lavoro annuale di informazione e di
analisi sulla situazione del Paese in riferimento
alla domanda e all'offerta di energia e alle
tematiche ambientali connesse al settore energetico.
Il documento, oltre che presentare l’attuale
situazione nazionale, anche alla luce del processo di
decentramento che assegna alle Regioni le deleghe in
materia energetica, svolge un’ampia riflessione sui
principali aspetti della situazione energetica
nazionale quali la dipendenza e la sicurezza degli
approvvigionamenti, l’impatto ambientale dei sistemi
energetici, il ruolo e le opportunità del risparmio
energetico e delle fonti rinnovabili e l’attività di
ricerca e sviluppo in campo energetico e ambientale
quale fattore indispensabile al rilancio della
competitività del Paese.
Il Rapporto 2005 si compone di due volumi:
L’analisi,
che affronta l’evoluzione della situazione
energetico-ambientale nazionale dell’ultimo anno, nel
quadro macroeconomico ed energetico mondiale;
I
dati, contenente
le statistiche ambientali, energetiche ed economiche
a livello internazionale, nazionale e regionale; e di
un Compendio
(anche in inglese) che
presenta una sintesi dei dati di maggior rilievo
presentati nel Rapporto.