Bisogna ripartire dall’ambiente

Tra i danni prodotti al bilancio statale e i guasti inferti all’ambiente in questi ultimi anni, è difficile stabilire quali siano i più gravi. Non solo perché in molti casi i rispettivi effetti si intrecciano, ma anche perché l’impatto ambientale è destinato a scoppiare nel tempo come una bomba a orologeria, sia in rapporto al territorio sia sul piano economico-finanziario, se i provvedimenti adottati nella scorsa legislatura non verranno tempestivamente rivisti
Per difendere l’ambiente e il bilancio statale, il futuro governo, dovrà compiere una rapida inversione di marcia, dovrà insomma abbandonare
La cattiva strada a cui il Wwf Italia dedica ora un rapporto così intitolato, in cui analizza la Legge Obiettivo capitolo per capitolo, dal Ponte sullo Stretto alla Tav.
Il volume dell’associazione, detta anche un Decalogo per superare la devastante politica territoriale degli ultimi anni.
Il “primo comandamento” riguarda il ritorno alla legge Merloni. Il provvedimento, approvato nel ’94 sotto il governo Ciampi e successivamente integrato e aggiornato, portava il nome dell’ex ministro dei Lavori pubblici e disciplinava in modo rigoroso e trasparente la delicata materia degli appalti. Occorre poi definire con maggiore chiarezza la figura del “general contractor”, a cui la Legge Obiettivo affida il compito di coordinare l’esecuzione di ciascuna opera, senza attribuirgli però responsabilità precise nei confronti degli appaltanti. Oltre a possedere capacità tecnico-finanziarie e risorse professionali proprie per realizzare le infrastrutture, questo soggetto deve limitare al massimo l’affidamento dei lavori a terzi e in ogni caso non può più avere la facoltà di emettere obbligazioni garantite dallo Stato.
Un altro punto su cui intervenire riguarda i concessionari delle infrastrutture di trasporto, come ferrovie e autostrade. Anche qui è necessario ripristinare il limite di 30 anni stabilito a suo tempo dalla legge Merloni, salvo casi eccezionali e preventivamente individuati. Prima di progettare nuove infrastrutture, sarebbe preferibile comunque potenziare subito quelle esistenti. Gli ambientalisti chiedono, di riaprire il confronto sulle ipotesi alternative alla linea trasversale ad Alta velocità passeggeri (da Torino a Trieste), alla prosecuzione verso nord (Milano-Brennero) e verso sud (Battipaglia-Reggio Calabria). E per quanto riguarda le autostrade, sollecitano l’abbandono dei progetti per i Corridoi tirrenici in favore dell’adeguamento a quattro corsie delle strade statali già esistenti (Aurelia e Pontina). Gli ultimi due “comandamenti” del Decalogo compilato dal Wwf, prescrivono l’eliminazione dei Commissari per operare in deroga alle normative esistenti e la cancellazione dei provvedimenti che consentono l’abuso delle norme di protezione civile, estese in modo improprio e generico ai “grandi eventi”, autorizzando la realizzazione di manufatti e infrastrutture in deroga alla disciplina urbanistica e ambientale. In entrambi i casi, si tratta di superare quella “cultura dell’emergenza” che in realtà copre margini troppo ampi di discrezionalità ed evidenti lacune di trasparenza.