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Impatto ambientale

Qualunque modificazione dell’ambiente, negativa o benefica, totale o parziale, conseguente ad attività, prodotti o servizi di un’organizzazione.

Impronta ecologica

William Rees, l’autore che insieme a Mathis Wackernagel ha messo a punto l’impostazione base dell’”Impronta ecologica” (1996), la definisce come l’area totale di ecosistemi terrestri e acquatici richiesta per produrre le risorse che la popolazione umana consuma e per assimilare i rifiuti che essa stessa produce. Dopo il vertice di Rio de Janeiro del 1997, Wackernagel ha predisposto con altri collaboratori un ampio lavoro dedicato al calcolo delle impronte ecologiche di 52 paesi, che ospitano globalmente l’80% della popolazione mondiale. Questi ricercatori affermano: “sommando i territori biologicamente produttivi, che su scala mondiale sono pari a 0,25 ettari di terreni agricoli, 0,6 di pascoli, 0,6 di foreste e 0,03 di aree edificate pro capite, otteniamo un totale di 1,5 ettari di territorio pro capite; arriviamo a 2 ettari se vi includiamo le aree marine. Non tutto questo spazio è disponibile per gli esseri umani, poiché quest’area ospita anche i 30 milioni di specie con le quali l’umanità condivide il pianeta. Secondo la Commissione Mondiale per l’Ambiente e lo sviluppo, almeno il 12% della capacità ecologica complessiva dovrebbe essere preservata a garanzia della biodiversità. Questo 12% può non essere sufficiente per conservare la biodiversità, ma conservarne di più potrebbe non essere politicamente fattibile (É). E’ quindi possibile calcolare che dei circa 2 ettari pro capite di area biologicamente produttiva che esistono sul pianeta, solo 1,7 ettari pro capite sono disponibili per l’impiego da parte dell’uomo. Questi 1,7 ettari diventano il valore di riferimento per mettere a confronto le Impronte Ecologiche delle popolazioni. Si tratta della media matematica della realtà ecologica odierna. Ne consegue che stando alle cifre della popolazione attuale, l’Impronta media deve essere ridotta a questa dimensione. (É ) Non presupponendo alcun degrado ecologico ulteriore, la quantità di spazio produttivo biologicamente disponibile sarà pari ad un ettaro pro capite quando la popolazione mondiale raggiungerà i 10 miliardi previsti”.

Indicatori e altri strumenti statistico-contabili di contabilità ambientale

Sono strumenti statistici in grado di fornire informazioni sull’ambiente. Il modello più diffuso è quello degli indicatori di pressione settoriale, o Determinanti-Pressione-Stato-Impatti-Risposte (DPSIR), elaborato dall’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico). I Determinanti, a “monte” dell’intero processo possono essere identificati con le attività e i processi antropici che causano le pressioni. A “valle” delle pressioni sta invece lo Stato della natura, che subisce modificazioni in seguito alle sollecitazioni umane. Ciò comporta Impatti sul sistema antropico, cui la società reagisce con apposite Risposte, finalizzate a rimuovere sia gli Impatti che a modificare i Determinanti. Gli indicatori misurano in quantità fisiche gli elementi di questo ciclo di interazioni tra uomo e natura. Offrono informazioni utili per la definizione di politiche e per la valutazione della loro efficacia. Confrontati con indicatori dei costi, forniscono informazioni sull’efficienza delle politiche stesse. La Commissione europea ha individuato una linea di azione denominata ESEPI (European System of Environmental Pressure Indices), per fornire una descrizione sintetica in termini fisici dei fenomeni causati dalle attività umane che sono all’origine dei problemi ambientali. Si tratta di determinare statisticamente tali pressioni per tema ambientale (dieci: inquinamento atmosferico, cambiamenti climatici, perdita di biodiversità, ambiente marino e zone costiere, assottigliamento della fascia di ozono, esaurimento delle risorse naturali, dispersione di sostanze tossiche, ambiente urbano e rumore, rifiuti, inquinamento delle acque e risorse idriche) e per settore. Un gruppo di esperti dell’Ue ha quindi selezionato 10 indicatori per tema, da cui i 10 indicatori in sperimentazione anche in Italia (Torino, Ancona, Ferrara) per quanto riguarda l’ambiente urbano.
Altri indicatori, di tipo sintetico, sono stati elaborati da vari enti e associazioni a partire anche dalla possibilità di applicazione a realtà locali o al livello di significatività: Ecological footprint, Environmetal Space, Emergia, Total Material Requirement, Human Development Index, Environmental Sustainability Index.
Altri strumenti statistici di contabilità ambientale sono SERIEE e NAMEA.
Elaborato dall’Istituto di statistica europeo EUROSTAT, SERIEE (Système Européen de Rassemblement de l’Information Economique sur l’Environnement) é un sistema di conti satellite, i quali gravitano attorno alla contabilità nazionale o locale e rappresentano ciascuno un campo dell’economia che influisce sull’ambiente naturale. Di questo sistema fa parte l’EPEA (Environmental Protection Expenditure Account, Conto della Spesa per la Protezione dell’Ambiente), che riguarda la spesa per la protezione dell’ambiente, cioè per le attività il cui scopo principale è la prevenzione, la riduzione e l’eliminazione dell’inquinamento e di ogni altra causa di degrado ambientale.
NAMEA (National Accounts Matrix including Environmental Accounts) è stato ideato dall’Istituto di statistica olandese. Affianca in un’unica matrice conti economici tradizionali e conti ambientali, e raffigura l’interazione tra economia e ambiente a partire dalle attività economiche da cui tale interazione trae origine. Rappresenta la possibilità di confrontare dati monetari relativi alle attività produttive e di consumo con i dati fisici relativi alle pressioni sull’ambiente di tali attività.

Indici di frequenza degli infortuni

Rapporto tra il numero degli incidenti denunciati e il numero delle ore lavorate moltiplicato per un milione.

Indici di gravità degli infortuni

Rapporto tra i giorni di assenza per infortunio e numero delle ore lavorate moltiplicato per mille.

Inquinante

Sostanza che, immessa nell’ambiente, può alterarne le caratteristiche chimiche, fisiche e biologiche, con potenziale rischio per la salute umana e per l’ambiente stesso.

Inquinamento acustico (Legge 26 ottobre 1995 n. 447)

Introduzione di rumori nell’ambiente abitativo o nell’ambiente esterno tale da provocare fastidio o disturbo al riposo ed alle attività umane, pericolo per la salute umana, deterioramento degli ecosistemi, dei beni materiali, dei monumenti, dell’ambiente abitativo o dell’ambiente esterno o tale da interferire con le legittime fruizioni degli ambienti stessi

Investimenti ambientali

Sono gli investimenti destinati a prevenire, ridurre e riparare danni causati all’ambiente. Da questa categoria sono esclusi i costi sostenuti da un’impresa o da un ente pubblico in attuazione di obblighi di legge, ovvero destinati ad adeguare i metodi di produzione ai fini della salvaguardia dell’ambiente.

Investitore

Indica genericamente il soggetto cui la banca presta uno o più servizi.

IPPC

IPPC acronimo di “Integrated Pollution Prevention and Control” riguarda la prevenzione e riduzione integrate dell’inquinamento come definito nel 1996 dalla Direttiva 96/61/CE (Direttiva IPPC). La Direttiva IPPC recepita dalla normativa Italiana (D.Lgs 4 agosto 1999 n°372, DM 23 novembre 2001, D.Lgs 18 febbraio 2005, n.59) ha come scopo quello di minimizzare l’inquinamento causato dalle varie sorgenti situate in tutta la UE, richiedendo per tutti i tipi di impianti elencati nell’Allegato 1 della Direttiva la necessità di ottenere autorizzazioni integrate dalle autorità dei vari paesi, in assenza delle quali non potranno operare. Il concetto di autorizzazione integrata implica che le autorizzazioni devono tenere in conto l’insieme delle prestazioni ambientali degli impianti, ovvero le emissioni nell’aria, gli impatti sulle acque, sul suolo, la produzione di rifiuti, l’impiego di materie prime, l’efficienza energetica, il rumore, la prevenzione degli incidenti, la gestione dei rischi, ecc..
Le autorizzazioni dovranno essere basati sul concetto delle Best Available Techniques (BAT) in italiano MTD definite nell’articolo 2 della del D.Lgs.372/99.